Il talento serve, è indubbiamente necessario. È quella scintilla iniziale che distingue chi "può" fare questo mestiere da chi semplicemente "vorrebbe". Ma dobbiamo essere onesti con noi stessi: se il talento resta grezzo, se non viene coltivato e reso splendente attraverso lo studio, la dedizione e il sacrificio, diventa pericoloso. Un talento non allenato è solo una luce che acceca e annebbia la vista... è solo un'illusione. È un bagliore ingannevole che porta l'aspirante attore a credere di essere già arrivato, quando in realtà non è nemmeno partito. L'istinto può regalarti un momento di verità, una singola scena ben riuscita, ma non costruisce una carriera, né tantomeno un artista solido. Senza la tecnica, l'intuizione è destinata a spegnersi alla prima difficoltà, lasciando il palco vuoto e l'attore smarrito. La formazione serve proprio a questo: a trasformare quella materia grezza e indisciplinata in uno strumento di precisione. Il duro lavoro è il processo di affinamento che permette di gestire la propria emotività, di non esserne schiavi, ma padroni. Recitare significa avere la capacità di ripetere il miracolo ogni sera, indipendentemente da come ci si sente nella vita privata. E questa costanza non è frutto del caso o della fortuna: è il risultato di ore di studio, di prove estenuanti e di una ricerca interiore che non finisce mai. Il talento è il dono che hai ricevuto; lo studio è il rispetto che mostri verso quel dono.
Tempo fa, un giornalista mi chiese quale fosse il passo fondamentale per chiunque ambisse a una carriera in questo settore. Risposi senza esitazione: lo studio. È una convinzione che porto con me ancora oggi, valida non solo per l'arte drammatica, ma per qualsiasi professione che si rispetti. Troppo spesso, nel mondo dello spettacolo e della recitazione in particolare, si diffonde l'illusione che basti un bel viso, un'agenzia e qualche provino per "farcela". Niente di più sbagliato. Chi veicola questo messaggio ai giovani aspiranti attori non fa altro che sminuire un mestiere che va ben oltre la pura apparenza o lo sfogo del proprio ego. Recitare è una delle professioni più complesse e affascinanti che esistano: è l'arte di comunicare al mondo i tormenti, le gioie, i desideri e le paure che abitano l'animo umano. Come disse magistralmente Glauco Mauri: "Il Palcoscenico è quel luogo magico dove si raccontano storie, storie che servono agli uomini per comprendere meglio quel meraviglioso, ma anche faticoso viaggio, che è la vita". Questo è un settore spietato, capace di illudere e fagocitare decine di sognatori. L'unica difesa? Arrivare pronti all'appuntamento con il destino. C'è solo un modo per salire su quel treno, quando e se passerà: armarsi di tenacia, abnegazione, sacrificio e, soprattutto, una solida preparazione..
1 . Scuola di recitazione "S.Miano".
2 . Scuola di recitazione M° Piero Sammataro.
3 . Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" – Corso Accademico di perfezionamento.
4 . Laurea in Lettere - Curriculum LAMS Letteratura, Arte, Musica e Spettacolo
5 . Stage "Uso dello strumento vocale - Mimo e mimica facciale".
6 . Stage "Teatro Danza" diretto da Michele Abbondanza (Piccolo Teatro di Milano).
7 . Fulll immersion "Regia e Montaggio Cinematografico diretto da Nello Correale e Roberto Perpignani.